giovedì 13 ottobre 2016

giovedì 6 ottobre 2016

Test

sabato 7 marzo 2015

Master Schifez

Che Antonio Ricci sia un professionista competente non ci sono dubbi ma è altrettanto evidente quanto sia, ormai da anni, professionalmente alla frutta. Ne fanno una sorta di moloch intoccabile il suo indiscutibile acume, una consolidata posizione dominante e, diciamolo, il deserto di intelligenze che è diventata la televisione italiana.
Da vent'anni a questa parte fa fortuna del generale marciume della classe dirigente italiana che gli offre un'esauribile fonte di ispirazione per il suo telegiornale satirico.
Colto, dagli anni '90, il nuovo ipocrita vento moralizzatore proveniente dalla destra padrona, ha fatto propria la "modernissima" formula del "castigat ridendo mores" diventata nelle sue mani più una formula assolutoria che un principio estetico.
Coscio che il contenitore più che significare va riempito, se potesse farebbe audience anche con le sue chiappe: come d'altra parte ha fatto con quelle degli altri.
Ma se si dovesse giudicare dall'abuso del posteriore tutti i veri o sedicenti maître à penser  nostrani si rischierebbe, per diversi e incofessabili motivi, il blocco dei tribunali; e così tralasciamo anche noi.
Spiace piuttosto la deriva di questo ex enfant prodige che, nel bene e nel male,è riuscito, seppure per un breve periodo, a dettare principi innovatori
ora si accontenti di solleticare la pancia di un paese sempre più becero e ignorante e che spacci del bullismo mediatico per informazione d'avanguardia.
L'ultima querelle suscitata attorno al programma Masterchef ne è una lampante rappresentazione!
Il Signor Ricci è infatti impegnato da diverse ore a tessere brillanti artifici retorici e mediatici per dimostrare, rafforzare e infine legittimare quel che è e resta una porcata.
Per quanto infatti si affanni a produrre più o meno artificiose argomentazioni semiotiche rimarra indelebile quel retrogusto che sa di invidia e prevaricarizione verso un programma televisivo concorrente, di una televisione concorrente.
E' possibile che in quell'agglomerato di fuffa insensata che sono le reti mediaset il nostro autore non trovi quasi mai nulla di notevole da denunciare?
Sarà; ma il dubbio rimane!

mercoledì 25 settembre 2013

Non mi intendo né di alta economia né di movimenti e assetti societari per questo sospendo il giudizio complessivo sul recente caso di Telecom che pare passata nelle mani di società spagnole. Certo è che fa un certo effetto! Un conto è presumere il decadimento del paese dalla stanca litania dei media, un altro è vederlo, giorno dopo giorno, sgretolarsi nell'indifferenza o peggio nella convivenza di quelle stesse classi dirigenti che dovrebbero difenderlo.
É fin troppo semplice addossare alla politica questo ennesimo fallimento, derubricare il caso come un altro atto di una casta di irresponsabili dedita all'autoconservazione.
C'è forse qualcosa di più. C'è tutta l'incapacità di un paese a ribellarsi al pressapochismo e all'incompetenza dei suoi vertici; la viltà nel non denunciare le lobby e le consorterie di imbecilli che all'ombra di una politica miope o peggio deliquenziale, assumevano ruoli e forme di massimi decisori dei destini del paese.
C'è l'ormai chiara e frustante condizione del capitalismo italiano che da familistico e patronale si è trasformato in una lobby parassitaria che destabilizza il paese per un punto percentuale sulle azioni della propria accomandita.
In questi ultimi giorni dell'impero forse non basterà deporre l'imperatore!

martedì 29 novembre 2011

Sul dimensionamento e altre sciagure

E' in corso il dimensioneamento scolastico, così come previsto dall'ex ministro Gelmini che ha inserito questo provvedimento nella legge 111 del 15 Luglio scorso. Si tratta di uno degli atti dell'ennesima finanziaria della vergogna propinata agli italiani dal peggiore governo che la storia del paese ricordi.
Non sfuggirà come la legge citata non si inquadri in nessuna riforma specifica dell'istruzione e della formazione del paese ma costituisce semplicemente un capitolo delle nostre fallimentari finanze denunciando così, se ancora ce ne fosse bisogno, l'obiettivo principale che la muove: fare cassa; ancora una volta a spese dell'esangue sistema formativo italiano.
La legge prevede che le scuole primarie, così intendendo il ciclo dalla materna alle medie, siano accorpate in un unico istituto detto compresivo. La ristrutturazione non è una novità: da anni, soprattutto nei centri abitati di piccoli dimensioni, l'accorpamento è la soluzione naturale per omogeinizzare la proposta formativa ad un uguale tessuto territoriale, controllando i flussi degli studenti sui percorsi verticali.
Una simile struttura funzionale non inflenza né modifica sostanzialmente le caratteristiche organizzative e formative dei singoli istituti ma favorisce senza dubbio una maggiore integrazione, soprattutto nella fase progettuale, nelle azioni didattico-pedagogiche che così vengono meglio organizzate e coordinate.
Ma cosa c'entra tutto questo con una legge finanziaria? Diciamolo subito: niente!
L'obiettivo di basso cabotaggio di quel fenomemo dell'ex ministro e dei suoi consiglieri è semplicemente il relativo risparmio che a breve tempo risulterebbe dalla contrazione dei posti sulle dirigenze scolatiche che, a lungo termine, potrebbe interessare i docenti ma soprattutto il personale ATA.
Di obiettivi didattico-pedagogici neanche l'ombra; anzi a giudicare da ciò che sta succedendo a Torino probabilmente lo stato della scuola primaria in Italia è destinata velocemente a peggiorare
Questa operazione finanziaria si sta letteralmente imponendo agli istituti scolastici anche laddove non ci sono le benché minime condizioni organizzative, strutturali e formative perché si possa creare un istituto compresivo.
Nel tessuto urbano di una grande città come Torino le scuole che avrebbero potuto trarre qualche vantaggio da questa riorganizzazione si sono mosse già da qualche anno. Tutti gli altri hanno dovuto constatare che per mantenere un'efficace continuità didattica, una gestione più flessibile dell'organizzazione e, in ultimo ma non meno importante, rapporti più stretti con i genitori e il territorio non era possibile trovare e proporre un'unione con altre scuole.
Di fronte all'arroganza della politica tuttavia nulla possono i richiami alle ragioni su esposte o per lo meno al buon senso.
Nulla possono i continui segnali di cedimento che la scuola pubblica manda alle istituzioni che dovrebbero almeno suggerire percorsi più lunghi, se non di riflesione quantomeno di assestamento
E così vedono la luce proposte quasi comiche se non fossero drammaticamente vere: come quella che per raggiungere i numeri necessari (tutti i comprensivi devono avere almeno 1000 alunni) veniva proposto uno smembramento per piani (avete capito bene: i piani dell'edificio scolastico) così che al primo piano si fa capo ad una scuola, al secondo ad un'altra.​
Di alcuni mortiferi smembramenti scolastici si incomincia a parlare anche sul web poiché i criteri adottati per queste sciagurate decisioni o non si conoscono o rispondono a logiche puramente geografico logistiche (si traccia una linea a caso e chi è di qua vi rimane e chi è di là pure) o peggio: vedi il caso dell'istituto Majorana di Gela
A questo punto è lecito domandarsi a chi importa ancora la qualità degli istituti scolastici nel nostro Paese?
E' possibile che la passione e la competenza di decine di insegnanti che per anni hanno lavorato, pur nelle misere condizioni che conosciamo, alla crescita culturale e sociale dei propri istituti scolastici debba venire così avvilita da provvedimenti ottusi e insensati?
E' ancora possibile far pagare alla scuola nei termini della continuità, della motivazione e preparazione dei suoi operatori il saldo negativo che il nostro paese ha accumulato soprattutto per l'inettitudine della sua classe dirigente?
E' possibile che nessuno abbia qualcosa da dire su quest'ennesimo macigno che si sta abbattendo sulla scuola travestito da mero provvedimento burocratico organizzativo?​