venerdì 26 giugno 2009

Le macchine già possegono quella capacità che l'uomo insegue fin dall'antichità, quando negli automi cercava l'intelligenza della parola. L'uomo aspira al demiurgo; un dio che si vuole rispecchiare nella sua creazione. Ma la macchina recalcitra, quando non va in crash! Non risponde ai comandi tanto meno ai desideri, facogita bit e vomita ciò che ci aspettiamo, niente di più, niente di meno.
Tuttavia, mentre si dimostra riottosa al creatore, non sembra insensibile ai segnali che gli provengono dai suoi simili. Agli automi abbiamo donato un codice semplice ed universale a noi negato dai tempi di Babele. Le macchine hanno incominciato a parlarsi e ciò mi inquieta.

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