sabato 15 maggio 2010

Delusioni al Salone del Libro

Venerdì per motivi di lavoro mi reco al Salone del Libro ma, in ritardo per assistere ad una conferenza, non posso dedicarmi come vorrei alla visita delle diverse case editrici presenti.
Ho tuttavia quindici minuti e decido di andare presso una casa editrice molto famosa a livello nazionale, per acquistare alcuni saggi e reperire informazioni su altri titoli.
C'è gente al Salone; è venerdì ma attorno a mezzogiorno la ressa è ancora gestibile. Nello stand si possono osservare agevolmente i libri e circolare senza fatica. Raccolgo dagli scaffali un paio di libri e non trovandone altri mi accingo alla cassa.

La mia aria "non di solo pagante", evidentemente molto palese, indispettisce la cassiera che mi da uno sguardo fra l'irritato e il rassegnato.
Io, a dir la verità, non faccio nulla per esserle simpatico perché quando tocca a me, ultimo
clinte di una coda inesistente, poggiò sulla cassa i libri e le annuncio che ho bisogno di un'informazione sul catalogo.
"
Eh! Un momento!" risponde leggeremente seccata. Io, stupito, mi sto ancora chiedendo il perché di tanta risposta quando un signore, evidentemente il direttore (se si chiama così) mi si materializza davanti con fare interrogativo.
Allora rivolgo a lui ciò che avrei voluto domandare alla signorina e sto ancora per finire la frase, nella quale chiedo notizie di un antropologo francese, che il signore mi interrompe e guardandomi come un povero rincoglionito, mi annuncia che non hanno tutto il catalogo in esposizione.

Insisto perché la domanda non era una critica alla superficie espositiva ma il tentativo di sapere se quell'autore facesse ancora parte del catalogo commerciale dell'editore.
"
Se non riesce a trovarlo sarà perché non viene più stampato" è l'illuminante conclusione del dialogo con il signore. Io mi rivolgo stupito alla signorina che invece con un sorrisetto sardonico mi fa capire che non c'è più nulla da aggiungere.
Da aggiungere probabilmente c'è ne! Ma i signori "venditori di libri" credono veramente di ripagarsi il "disturbo" del salone allestendo delle improponibili librerie? Chi in libreria ci va se ricorre al salone è perché cerca notizie e novità che le normali e ben più professionali librerie di sua fiducia non possiedono.
Altrimenti
perchè dovrei pagare un prezzo aggiuntivo, il biglietto di ingresso, alla mia spesa libraria? Soprattutto per le grandi case editrici il salone, è ormai chiaro, non è nient'altro che un'altra occasione commerciale; fanno sfilare gli autori come le bestie al circo, provano ad allestire qualche iniziativa che ha come unico scopo quelle di attrarre i visitatori e pensano di aver svolto il loro compito: compito che, loro, definiscono culturale.

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