mercoledì 23 giugno 2010

Google e la maturità

Ieri sera, così come faccio regolarmente, mi collego ad Analitycs per ricevere le statistiche di visualizzazione dei siti scolastici di cui ho la gestione e scopro, con mio sommo stupore, che il mio blog personale, sito che non supera le sei accidentali visite giornaliere, presenta un picco di bel 38 visite.
Il fatto mi riempie di orgoglio ma mi appare subito un po’ strano.
Controllo l’ultimo post dedicato ad una nuova iniziativa Microsoft che non ha nemmeno un commento e capisco subito che non può essere quello ad aver attratto tutto quell’inaspettato pubblico.
Voglio andare a fondo ed è ancora Analytics a darmi una mano.
Controllo subito le sorgenti di traffico, cioè quei siti da cui sono arrivati i miei visitatori: in prima posizione, neanche a domandarlo, c’è Google che copre ben il 60% del traffico generato verso il mio blog.
Bene! Ma cosa cercavano su Google gli ignari navigatori?
“tema svolto sul disastro petrolifero”, “tema svolto sul golfo del messico”: queste sono le parole chiave che inserite nel motore di ricerca hanno dato, fra i primi dieci risultati, l’url del mio blog.
Ora se penso al lavoro di tanti SEO che si occupano, spesso con tanta professionalità e dedizione, ad escogitare sempre nuove e più efficienti configurazioni che permettano posizionamenti dignitosi sui principali motori di ricerca, mi viene da pensare che  qualcosa di poco corretto vi sia in tutti quegl’impressionanti algoritmi che governano, spesso in modo indiscutibile, le nostre ricerche.
E’ bastato un post brevissimo dedicato al disastro petrolifero della PB con un’infelice coincidenza della parola “svolto”, che neanche faceva parte di quel post, a dirigire frotte di angosciati maturandi sul mio blog, convinti di trovarvi, la sera prima dell’esame, un tema bello e pronto sull’incidente.
E sì! Perché tutto quel traffico abnorme che il mio blog registrava, era proprio dovuto alla spasmodica ricerca di migliaia di ragazzi di una delle tracce possibili del tema della maturità.
Il tutto naturalmente in modo totalmente improprio: è stata sufficiente una stringa di ricerca forse un po’ banale, accompagnata dalla naturale indifferenza dei motori di ricerca alle angosce di un normale maturando.
L’algoritmo, in fondo, ha fatto il suo freddo mestiere: a domanda superficiale, risposta generica!
Cari ragazzi se volete che Google vi dia mano, e tutti sappiamo che ne è capace, fategli domande più precise!

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