mercoledì 28 luglio 2010

Moviola

Il caso sportivo della settimana è senza dubbio la decisione della Rai di fare a meno della moviola nei programmi dedicati alle imprese dei nostri eroi della pedata.
Il provvedimento ha scatenato tutta una serie di reazioni; alcune, a favore, credono che questo possa contribuire a svelenire le discussioni attorno agli episodi più controversi. Pensano in questo modo di allontanare o quantomeno di non fornire un pretesto a tutti gli imbecilli che non aspettano altro per dare sfogo alle loro frustrazioni quotidiane, magari mettendo a ferro e fuoco una città per un fuorigioco non visto.
Altri, invece, ritengono che la moviola, fin dalla sua prima introduzione, rappresenti un appuntamento irrinunciabile, per alimentare il dibattito e i temi che da sempre fanno da corollario agli avvenimenti calcistici. Insomma  un appuntamento tradizionale che, nella sua attività di controllo e di giudizio, svolge quasi una funzione di completamento alla notizia, all'informazione giornalistica sportiva.
A parte la sensazione di amarezza che mi coglie ogni qual volta l'emittente statale sembri godere nell'infliggersi da sé danni e penalizzazioni tutti a favore di una concorrenza che, almeno qui da noi, ha un nome e un cognome, mi sembra che tutto sommato la decisione sia positiva per certi versi e anacronistica per altri.
E' fuori di dubbi che la moviola non è football. Il mezzo tecnico, anche in questo caso, non è trasparente anzi è evidentemente un filtro a maglie strettissime. La capacità di impadronirsi del tempo e di giocarci a piacimento fa della sequenza sportiva non un resoconto obiettivo, per quanto obiettivo possa essere anche un resoconto filmato, ma una ricostruzione atomica che inevitabilmente diventa altro.
In altre parole da evento sportivo la moviola traduce il fatto in evento mediatico che a questo punto non ha più nulla a che fare con lo sport in senso stretto, cioè con quella attività umana in cui, a fini ludici si mette alla prova la forza e la resistenza fisica, spesso in relazione al fattore tempo che ne diventa un fattore essenziale.
Qualcuno obietta che rallentando l'azione si gusta di più e meglio il gesto tecnico, il colpo unico e particolare. E' vero, ma proprio la decontestualizzazione, e la sostanziale acronia fanno di quel gesto un momento isolato e freddo, una pura esposizione della meraviglia, il disvelamento di un accadimento subliminale di cui prendiamo coscienza solo attraverso il mezzo tecnico e che, cosa ancora più importante, si conclude con esso.
Per non parlare della molteplicità delle prospettive, date dalla simultanea presenza di più punti di ripresa, che donano allo spettatore l'impossibilità ubiqua di essere lì, talvolta a pochi centimetri, ma anche dalla parte opposta a seconda di ciò che si vuol sostenere.
La moviola è un istante regalato alle nostre capacità sensoriali per soddisfare la curiosità e il dubbio che l'evento nasconda nella sua realtà acronica, se mai questa esista, quel vizio che la invalida.
Il gioco sta tutto qui; come ben sanno i conduttori di fortunati format televisivi che oltre alle sintesi e alle interviste hanno costruito la loro fortuna televisiva soprattutto attorno al dispositivo atto ad alterare il tempo.
In fondo è uno spettacolo che prende a pretesto il fatto sportivo, è un fatto tutto mediatico anzi propriamente televisivo sia negli aspetti tecnici sia in quelli contenutistici.
Per questo che, seppure eticamente condivisibile, la decisione della Rai appare del tutto fuori luogo.
Per scrupoli etici o peggio moralistici la televisione di stato dovrebbe cancellare più della metà del proprio palinsesto, vista la disinvoltura con cui vanno in onda alcune trasmissioni, ma decide, bonta sua, di fare a meno proprio di ciò che gli è più specifico, del suo contenuto naturale che è poi quello in cui riesce meglio.
Pazienza! Ancora una volta ci penseranno altre televisioni.

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