mercoledì 25 agosto 2010

Una legge per Mondadori, ovvero la cultura in libera uscita

A seguire il dibattito nato dall'ennesima leggina "pro cazzibus suis" che il nostro beneamato ha pensato per la Mondadori, c'è da rimanere al minimo sconcertati.
Leggendo i vari interventi, anche di autorevoli esponenti della cultura "non allineata" - vedi lo stesso wumingfoundation - sembra che si legga tra le righe "questo è il capitalismo bellezza; e tu non puoi farci nulla". Seguo con attenzione l'argomentazione di molti che,in modo schietto, rilevano che in fondo nulla cambia nel panorama culturale italiano; panorama asfittico da tempo per responsabilità distribuite e condivise.
Responsabilità che molti si sono affrettati a rispedire alla politica, soprattutto alla parte progressista, alla sua incapacità di risolvere i problemi fondamentali, tra i quali l'enorme e scandaloso conflitto di interessi del presidente del consiglio.
Rimane comunque un sapore amaro, il sapore amaro dell'impotenza o della consapevolezza che in fondo la libertà è solo una gabbia più larga; prima o poi si incontrano le sbarre.
Da non adetto avrei preferito posizioni più nette e definite piuttosto che questa generale zona d'ombra in cui si sono rifugiati un po' tutti.
Avrei preferito una dibattito ampio e magari più aspro e controverso piuttosto che la difesa di tante piccole libertà che purtroppo però non ne fanno una più grande.
Insomma  avrei preferito che l'intellighenzia nostrana, punta nel vivo, avesse in qualche modo provato ad abbozzare una via di uscita a questo paese che perde terreno anche per il livello culturale sempre più scadente,  avesse provato ad assolvere al suo compito principale: disegnare orizzonti possibili alla società di cui è espressione.
A margine credo che se nell'editoria esistono ancora possibilità palesi di dissentire è perché in fondo, in Italia, i libri, soprattutto alcuni libri, li leggono solo i coglioni.

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