martedì 29 novembre 2011

Sul dimensionamento e altre sciagure

E' in corso il dimensioneamento scolastico, così come previsto dall'ex ministro Gelmini che ha inserito questo provvedimento nella legge 111 del 15 Luglio scorso. Si tratta di uno degli atti dell'ennesima finanziaria della vergogna propinata agli italiani dal peggiore governo che la storia del paese ricordi.
Non sfuggirà come la legge citata non si inquadri in nessuna riforma specifica dell'istruzione e della formazione del paese ma costituisce semplicemente un capitolo delle nostre fallimentari finanze denunciando così, se ancora ce ne fosse bisogno, l'obiettivo principale che la muove: fare cassa; ancora una volta a spese dell'esangue sistema formativo italiano.
La legge prevede che le scuole primarie, così intendendo il ciclo dalla materna alle medie, siano accorpate in un unico istituto detto compresivo. La ristrutturazione non è una novità: da anni, soprattutto nei centri abitati di piccoli dimensioni, l'accorpamento è la soluzione naturale per omogeinizzare la proposta formativa ad un uguale tessuto territoriale, controllando i flussi degli studenti sui percorsi verticali.
Una simile struttura funzionale non inflenza né modifica sostanzialmente le caratteristiche organizzative e formative dei singoli istituti ma favorisce senza dubbio una maggiore integrazione, soprattutto nella fase progettuale, nelle azioni didattico-pedagogiche che così vengono meglio organizzate e coordinate.
Ma cosa c'entra tutto questo con una legge finanziaria? Diciamolo subito: niente!
L'obiettivo di basso cabotaggio di quel fenomemo dell'ex ministro e dei suoi consiglieri è semplicemente il relativo risparmio che a breve tempo risulterebbe dalla contrazione dei posti sulle dirigenze scolatiche che, a lungo termine, potrebbe interessare i docenti ma soprattutto il personale ATA.
Di obiettivi didattico-pedagogici neanche l'ombra; anzi a giudicare da ciò che sta succedendo a Torino probabilmente lo stato della scuola primaria in Italia è destinata velocemente a peggiorare
Questa operazione finanziaria si sta letteralmente imponendo agli istituti scolastici anche laddove non ci sono le benché minime condizioni organizzative, strutturali e formative perché si possa creare un istituto compresivo.
Nel tessuto urbano di una grande città come Torino le scuole che avrebbero potuto trarre qualche vantaggio da questa riorganizzazione si sono mosse già da qualche anno. Tutti gli altri hanno dovuto constatare che per mantenere un'efficace continuità didattica, una gestione più flessibile dell'organizzazione e, in ultimo ma non meno importante, rapporti più stretti con i genitori e il territorio non era possibile trovare e proporre un'unione con altre scuole.
Di fronte all'arroganza della politica tuttavia nulla possono i richiami alle ragioni su esposte o per lo meno al buon senso.
Nulla possono i continui segnali di cedimento che la scuola pubblica manda alle istituzioni che dovrebbero almeno suggerire percorsi più lunghi, se non di riflesione quantomeno di assestamento
E così vedono la luce proposte quasi comiche se non fossero drammaticamente vere: come quella che per raggiungere i numeri necessari (tutti i comprensivi devono avere almeno 1000 alunni) veniva proposto uno smembramento per piani (avete capito bene: i piani dell'edificio scolastico) così che al primo piano si fa capo ad una scuola, al secondo ad un'altra.​
Di alcuni mortiferi smembramenti scolastici si incomincia a parlare anche sul web poiché i criteri adottati per queste sciagurate decisioni o non si conoscono o rispondono a logiche puramente geografico logistiche (si traccia una linea a caso e chi è di qua vi rimane e chi è di là pure) o peggio: vedi il caso dell'istituto Majorana di Gela
A questo punto è lecito domandarsi a chi importa ancora la qualità degli istituti scolastici nel nostro Paese?
E' possibile che la passione e la competenza di decine di insegnanti che per anni hanno lavorato, pur nelle misere condizioni che conosciamo, alla crescita culturale e sociale dei propri istituti scolastici debba venire così avvilita da provvedimenti ottusi e insensati?
E' ancora possibile far pagare alla scuola nei termini della continuità, della motivazione e preparazione dei suoi operatori il saldo negativo che il nostro paese ha accumulato soprattutto per l'inettitudine della sua classe dirigente?
E' possibile che nessuno abbia qualcosa da dire su quest'ennesimo macigno che si sta abbattendo sulla scuola travestito da mero provvedimento burocratico organizzativo?​

domenica 13 novembre 2011

Citazioni: sulla scuola, sul momento e non solo

Ritorno, dopo tanto tempo su questo blog, con uno dei miei interventi preferiti. la citazione.
Questa volta è un passo di un articolo dal titolo "Politica: qui si parrà la tua nobilitate", una sorta di invettiva, dell'ottima Mila Spicola, Blogger del "L'Unità".

(...) Non saranno due banchi in meno in una scuola o le pagelle dei miei alunni on line a salvare le sorti dell’Italia. Abbiamo visto a cosa ci hanno condotto i tagli nella scuola: al disastro nelle vite future dei nostri ragazzi senza vantaggio alcuno per le casse dello Stato.

A cosa è servito il disastro accumulato tra i banchi in questi 3 anni?

A chi è servito? A tenere qualche giorno in più davanti le telecamere un ministro dell’Istruzione pappagallino balbettante e impreparato?

A chi è servito? A te tabaccaio che forse hai pagato meno tasse ma il tuo negozio è vuoto?

A te dentista che evadi bellamente ma ti scarseggiano i clienti?

A te commerciante, avvocato, parrucchiere? E chi viene a tagliarsi i capelli oggi? A che serve pagare qualche centinaia di euro in meno se poi abbassate la saracinesca e trovate un paese in rovina?

A chi è servito? Alla vecchietta pensionata che la domenica mattina mette sul primo canale a massimo volume la Santa Messa e si batte il petto contro i Comunisti, Dio ci scansi e liberi? E poi al pomeriggio si ritrova con qualche spicciolo, sempre di meno, da regalare al nipotino.
Sempre più incattivito, più maleducato, più tracotante? (...)

martedì 13 settembre 2011

Buon anno scolastico

Mai come in questi ultimi anni, da quando al ministero si è installata la signora Gelmini, probabilmente il peggiore ministro dell’istruzione nella storia unitaria del paese, il decadimento della qualità del servizio scolastico è stato così evidente.
Si è come ingenerata una perversa spirale dalla dinamica sempre più veloce, tanto che, almeno dall’interno, ogni anno si percepisce un progressivo e inarrestabile decadimento verso un baratro che nessuno finora aveva neanche immaginato.
La scuola pubblica italiana non ha mai goduto di buona salute perché mai nessuno vi ha veramente investito, non solo in termini finanziari ma anche sociali e politici. In fondo è quasi genetica la convizione che le classi dirigenti del paese non si formino attraverso di essa, non tanto per una manifesta incapacità strutturale ma soprattutto perché si preferiscono più sicuri e controllati canali di formazione e selezione.
Gli studenti brillanti, capaci di emergere anche a livello internazionale sono un errore del sistema e infatti non sappiamo cosa farcene e spesso li obblighiamo ad espatriare.
Negli ultimi anni tuttavia si è aggiunto qualcosa di nuovo: l’evidente accanimento ideologico di una parte politica che ha individuato nel pubblico in generale, nella scuola in particolare, quel bersaglio privilegiato da annientare, da cancellare dalle dinamiche economiche, sociali e culturali del paese.
E, mi duole constatarlo, ci sta riuscendo.
L’obiettivo è ormai alla loro portata, (parlo al plurale dato che non ritengo la ministro responsabile di un così fine disegno) anche perché hanno individuato la chiave di volta, demolita la quale l’intera struttura crollerà miseramente su se stessa.
Al centro dell’operazione presentata come riformatrice, ma che assume sempre più i contorni di una spedizione punitiva, è infatti il personale scolastico, lo stesso cuore pulsante dell’istituzione.
L’attacco ai docenti, ai formatori e agli insegnanti è totale e investe non solo le loro qualità professionali ma persino  la loro immagine pubblica e di conseguenza la loro stima e considerazione personale.
L’operazione si sta perfezionando con il caos delle graduatorie che quest’anno ha reso la selezione del personale docente indegna per qualsiasi lavoratore, per qualunque paese civile.
Nel frattempo continua lo scempio nelle scuole. Classi sovraffolate o soppresse, insegnanti sempre più precari anche e soprattutto nelle condizioni di lavoro, trasferimenti esigui, progressivo impoverimento delle risorse umane che nella scuola costituiscono la linfa vitale.
Ormai la maggior parte degli insegnanti è chiamata a gestire sempre più spesso situazioni di emergenza figuriamoci poi se rimane il tempo per parlare seriamente di didattica e apprendimento.
Al ministro invece, che di tempo ne rimane, vengono in mente delle grandi intuizioni educative come il ritorno del voto in condotta, di cui anche solo la dicitura rimanda ai tempi delle scuola del buon Franti, e l’invenzione dell’istituto di valutazione Invalsi che, mi vien da pensare, serva perfidamente a confermare quanto di pessimo essa stia realizzando.

mercoledì 24 agosto 2011

La scuola di Panorama

Spiluccando i tweet della mattina leggo che il prof Paolo Ferri segnala questo articolo su Panorama. Il pezzo introduce i lettori del famoso settimanale ai "nativi digitali": una nuova generazione di ragazzi poco compresa dalle istituzioni e dalle persone che di loro  dovrebbero occuparsi.
La scuola naturalmente occupa un posto di primo piano nell'intero sequenza concettuale dell'articolo. Non poteva essere altrimenti. I nuovi processi culturali messi in moto dalla rete stanno trasformando radicamente le modalità e gli stili di apprendimento ma fanno anche emergere nuovi problemi a cui la scuola, suo malgrado anche come luogo in cui si sedimenta più facilmente il disagio giovanile, deve fare fronte.
Insomma un articolo interessante, anche ben strutturato nelle sue articolazioni contenutistiche e con interventi scientifici autorevoli e di qualità se non fosse per quella retorica dell'irresponsabilità che vizia, e non poteva fare altrimenti, tutto l'articolo.
L'immagine della scuola che si percepisce è quella di un'entità astratta; una sorta di barca alla deriva senza timone e timoniere. Così se si segnala il poco lusinghiero 52° posto nelle statitiche PISA sembra che tutto accada per un destino ineluttabile o peggio, anche se non lo si dice, per colpa di qualche insegnante poco attento al suo lavoro.
La critica è molto significativa quando specifica che il nocciolo del problema non è tanto nella dotazione tecnologica della scuola, che pure ne costituisce l'infrastruttura necessaria, ma la capacità di rinnovare il sistema attraverso nuovi metodi didattici più consoni alle nuove modalità di apprendimento.
Ma il passaggio cruciale è questo: "Insomma, un metodo di insegnamento attraente, basato su classi poco affollate, lezioni più brevi (...)", insomma - dico io - il contrario di ciò che fa il peggior ministro all'istruzione della storia unitaria.
A forza di tagliar classi, professori e fondi le aule si affollano e si gesticono alla meno peggio! Più che parlar di didattica si contengono i rischi ingenerati da un simile contesto; altro che innovazione e new millenium learners!
Bisogna pure che gli amici, immagino molti nella redazione di Panorama, parlino un po' con la ministra.

venerdì 5 agosto 2011

Ritorno alla prog

Non è un film di fantascienza ma l'annuncio che, dopo tanto tempo, sono tornato ad esercitare le sinapsi con qualche linguaggio di programmazione. Ho ripreso un po' di php e javascript per realizzare questo simpatico esperimento, sollecitato dalla scoperta di alcune semplici api di twitter. Il funzionamento è semplice: si immette nel campo il nome dell'utente che si vuole monitorare e cliccando su invia dovrebbero comparire tre colonne con i twitt da lui postati, a lui diretti e quelli che lo menzionano.
Fatemi sapere!

sabato 30 luglio 2011

Borghezio: la coda di paglia della Lega

Non conosco personalmente Borghezio ma ho la "fortuna" d'aver visto da vicino, in senso geografico dato che vive e opera a Torino, la sua carriera politica  e tutto si può dire di lui tranne che sia una persona poco coerente.
Non ha infatti mai fatto mistero delle sue idee né ha mai tentato di dissimulare, dote politica per eccellenza, fatti e opinioni di qualsiasi genere fossero.
Basta farsi un giro su wikipedia (l'eurodeputato gode di una voce molto accurata) per scoprire la "pasta" di Borghezio. Si va dagli esordi giudiziari del '76 in cui il nostro è trovato in possesso di una cartolina dove faceva bella mostra di sé un "Viva Hitler", a dichiarazioni radiofoniche contro i segreti apposti dagli stati europei sugli avvistamenti UFO.
Questo tanto per inquadrare il personaggio e per fare la domanda centrale di questo intervento: dopo tutto ciò, come si fa a fingere stupore dopo le aberranti dichiarazioni relative all'attentato in Norvegia?
Ma crediamo davvero che la sospensione comminatagli dal Consiglio Federale della Lega Nord sia una presa di distanza dalle sue affermazioni?
E' difficile pensarlo e soprattutto crederci andando a ripescare azioni e dichiarazioni di altri uomini di spicco dello stesso suo partito.
Provate a cercare le prodezze di Salvini: dai cori contro i napoletani ai posti nella metro riservati ai milanesi è tutto un vulcano di idee progressiste e democratiche.
Un altro a caso: Tosi, il sindaco di Verona, anch'esso salito agli onori delle cronache per fatti relativi alla propaganda di idee fondate sull'odio e sulla superiorità etnica e razziale.
Ci sarebbero molti altri fatti da raccontare che coinvolgono persino ministri in carica ma è storia contemporanea basta farvi mente locale.
Inoltre, tanto per aiutare la memoria, poco tempo fa sempre Borghezio aveva espresso solidarietà al boia di Srebrenica Ratko Mladić e sia nel suo partito sia fuori non si sono registrati grandi sussulti.
E adesso che succede: per ragion di stato, quattrini e di chissà cos'altro il partito tradisce uno dei suoi figlioli più cari?
Insomma credo che alla fine abbia ragione Borghezio: questi leghisti di oggi non hanno più le palle di una volta.

giovedì 21 luglio 2011

Disastro Feeds

Nel tentativo di rimettere in sesto l'opzione di FeedBurner che segnala in automatico i post su twitter, ho sventatamente cancellato e reinstallato i feeds dei blogs. L'unico risultato raggiunto è che i feeds continuano a non avere alcuna visibilità sul mio account di Twitter e ho pure cancellato tutte le iscrizioni, poche per la verità, ai feeds dei miei blogs.
Ai miei affezionati lettori chiedo scusa, sto lavorando per risolvere il problema e, se ancora siete interessati a seguirmi, occorre purtroppo reiscriversi ai feeds
Scusate!

sabato 9 luglio 2011

Struttura Delta: le tecniche

Oggi ho sprecato un po' di tempo della mia vita a seguire quella perla dell'informazione italiana che è Studio Aperto di Italia Uno - Mediaset. Nonostante l'esperienza negativa incomincio a pensare che il format tv debba in qualche modo essere analizzato e portato come oggetto di studio in tutte le scuole di giornalismo o più in generale di informazione come caso paradigmantico di disinformazione di regime.
Ci sarebbero naturalmente una messe di casi e dati da citare e seguire e, almeno per onesta intellettuale, dedicare un periodo di osservazione più lungo e soprattutto più sistematico di queste superficiali annotazioni, ma le chicche vanno colte e mangiate subito.
Innanzi tutto l'edizione di oggi (08/07/11) è stata caratterizzata da un unicum nel format: i ben 2/3 minuti dedicati all'affaire News of the Word, il tabloid britannico accusato di intercettazioni telefoniche illegali. A parte l'ovvia constatazione che una tale notizia ha fatto piangere di gioia tutte le redazioni sodali, non solo perché così si può meglio diluire la macelleria sociale della nuova finanziaria, ma anche perché si può insozzare di letame l'odiato Rupert Murdoch che con Sky attenta al regime mediatico del premier. Pare proprio che a mediaset abbiano una momoria corta, anzi nulla, dato che alcune notizie semplicemente non le danno.
In italia non è necessario inventarsi gli ignobli stratagemmi dei tabloid inglesi; si va direttamente alla fonte, così come ha fatto ad esempio il proprietario del Giornale quando gli fu donata la trascrizione del colloquio telefonico tra Consorte e Fassino.
Ma quella è un'altra storia; l'ho citata come esempio di conduzione e gestione delle notizie di questi campioni dell'informazione.
Il capolavoro è stato raggiunto quando all'improvviso la conduttrice cita una dichiarazione di Berlusconi a proposito della struttura delta: l'organizzazione che in Rai, invece di fare gli interesse dell'azienda, gestiva gli interessi politici ed economici del nano sporcaccione
La dichiarazione recita pressapoco così: "Ma quale Struttura Delta. Se fosse vero, sarebbe una struttura di coglioni. Non hanno condizionato un bel nulla. La Rai - aggiunge - ci è sempre stata contro. Le sembra che siamo mai riusciti a farci fare un favore dalla Rai? Nel Cda poi... meglio che non parlo".[TGCOM].
Immagino che i malcapitati spettatori affezionati di Italia Uno siano rimasti basiti, quasi frastornati. Struttura Delta? Condizionamenti in Rai? ma di cosa parlano?. E sì! Perché le notizie e le informazioni relative a questa che io considero una vera e propria truffa agli abbonati Rai, Studio Aperto non l'ha mai date!
Ha deliberatamente ignorato, così come hanno fatto 5 telegiornali su 6, un'importante notizia senza renderne minimamente conto ai suoi telespettatori: ad eccezione della dichiarazione del nano sporcaccione.
A questo punto non rimane che da chiedersi perché dare la replica ad una notizia mai data. Sembrerebbe un controsenso o un inaspettato autogol della struttura ma, a ben vedere, si tratta di un'altra trappola mediatica ben studiata. La formula è nota e si riassume nel famoso detto "di quello  che fotte e chiagne"! E sì perchè ancora una volta si son tenuti ben alla larga dalla notizia riportandone esclusivamente un'interpretazione costruita ad arte. Confezionata in modo totalamente contradditorio per celare la realtà dei fatti perché tanto questi, come un gioco di prestigio, sono stati occultati e rigettare così l'accusa contro gli accusatori.
In giochetto sembra infatile ma, ripetuto quotidianamente a reti unificate, funziona!

mercoledì 8 giugno 2011

Santoro, Rai: Cui prodest?

I programmi di Santoro, fatta eccezione per l'evento del 2010 "Rai per una Notte", non mi hanno mai appassionato, anzi a tratti li ho trovati stucchevoli e pedanti.
Ciò che ho ammirato di lui in questi ultimi è stata invece la tenacia con la quale è riuscito a tener testa ad una establishment che palesemente ne chiedeva la sua interdizione, l'unico ad opporsi, con qualche successo, al livellamento berlusconiano dei media nazionali.
In questo senso la sua nuova collocazione sembra più un naturale approdo che una necessità, una scelta che non priverà gli spettatori, nell'offerta integrata dei media televisivi, del prodotto del suo lavoro.
La riflessione amara è forse ancora un'altra, quella di colui che non si stanca di riaffermare quell'ovvio che nessuno più nota.
L'uscita di Santoro è in realtà un altro fattore che svantaggerà la Rai rispetto al suo maggiore concorrente: Mediaset, l'impero del simpatico nano sporcaccione.
La preoccupazione non nasce dal malposto affetto verso un'azienda dalle grandi potenzialità da tempo lobotomizzata dalla voracità dei partiti, ma dall'amara, quanto banale costatazione, che essa rappresenti ancora un tassello importante nel panorama mediatico del nostro paese.
Sono convinto infatti che il nostro presidente del consiglio in realtà non mira a chissà quali fini politici, ma persegue tenacemente il dominio economico e mediatico.
Attraverso questi stringe per le palle un intero paese che non riesce a divincolarsi da una presa invadente e pervadente che si insinua come un cancro in tutti i centri vitali della nazione imponendone lo strangolamento.
E' anche attraverso la Rai che si instilla il veleno del servilismo e del pensiero unico; è anche attraverso la Rai che si chiudono accordi indicibili, si pensionano personaggi discutibili e, perché no, si ottengono dei buoni *******.
Insomma è anche attraverso la Rai che si sta compiendo tutto quel lavoro sporco che tanto paga nel belpaese.

giovedì 5 maggio 2011

Facebook, Assange e il web

Devo dire che francamante le dichiarazioni di J. Assange circa una presunta attività dell'intellinge USA sui server delle maggiori Corp. statunitensi - come facebook, google ecc - non mi stupisce affatto.
Io stesso quando ho bisogno di una informazione, di saperne di più su un personaggio pubblico o privato di cui mi sfuggono dati privati e professionali ricorro al rete che senza distinguere gli uni dagli altri mi concede ogni tipo di informazione in quel momento raggiungibile.
Anche se si tratta di un'operazione del tutto legale vi posso assicurare che con un po' di pazienza, costanza e competenza, in almeno il 60% dei casi, si riescono ad ottenere dei profili approfonditi: ricchi di informazioni su gusti, sulle preferenze, sulle tendenze politiche e talvolta persino sessuali di, più o meno ignari, utenti della rete.
Non mi stupisco - dicevo - che agenzie di spionaggio governative con la forza di leggi specifiche o, molto più spesso, con la pressione politica e finanziaria che riescono a esercitare sulle aziende ottengano accessi privilegiati ai loro database.
E' molto probabile che la quasi totalità dello spionaggio industriale passi oggi dalla rete e le scaramuccie periodiche che avvengono fra la Cina e gli USA rappresentino la punta dell'iceberg di chissà quali e quanti tipi di violazione nella sicurezza si provino ogni giorno su milioni di dispositivi digitali sparsi nel mondo.
La guerra fredda, credo ormai sia un dato di fatto, si è spostata in rete e i social network, probabilmente senza alcuna intenzionalità, almeno iniziale, ne sono sicurmente uno degli strumenti principali.
I meno consapevoli sono proprio gli utenti comuni della rete; quelli che sono entrati in internet seguendo l'ondata social. E' questa una fascia di utenti che sfruttando le potenzialità del web 2.0 sono stati contagiati appieno dalla filosofia dell'user generated content dalla condivisione e pubblicazione a tutti i costi, persino quello della pubblicizzazione del privato.
Inoltre l'estensione della metafora della rete che dai dispositivi passa a designare il reticolo dei rapporti reali e virtuali fra gli individui non fa che facilitare il lavoro di chi interroga montagne di dati in sterminati database.
E' l'evoluzione stessa del web che sta mettendo in pericolo ciò che nella società contemporanea sembrava un diritto inviolabile: la riservatezza e l'anonimato.
La domanda fondamentale che dobbiamo porci a questo punto è se tutto ciò rappresenti un'evoluzione significativa del progresso umano o, più pericolasamente, una nuova forma di totalitarismo più subdola, 3.0.

domenica 1 maggio 2011

1° Maggio - Festa dei Lavoratori

Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907) - IL QUARTO STATO

Per approfondimenti sul significato e le origini della festa vedi Wipedia

lunedì 25 aprile 2011

Festa della Liberazione

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati.
Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità della nazione, andate là, o giovani, col pensiero, perché là è nata la nostra costituzione.

(Piero Calamandrei, Discorso ai giovani sulla Costituzione nata dalla Resistenza. Milano, 26 gennaio 1955)

lunedì 11 aprile 2011

Report: utente avvisato, utente salvato

 L'ultima puntata di Report della Gabanelli sembra aver toccato uno dei tanti nervi scoperti della rete. In particolare dopo la puntata dedicata al web, ai social e ai motori di ricerca molti utenti non sembrano aver gradito quello stile fra l'allarmistisco e preoccupato che ha dominato la puntata. Se è vero che ormai sembra impossibile parlare della rete senza aver messo in evidenza solo gli aspetti più negativi, è anche vero che un'inchiesta, ciò che fa Report, di solito si prefigge il compito di rilevare e sottolineare i pericoli e gli abusi.
E' questo non è l'unico motivo per cui giudico comunque positivi l'idea e i contenuti della trasmissione. Credo infatti che, pur palesando evidenti limiti di approfondimento, abbia esposto i principali pericoli cui i neo utenti della rete nella stragrande maggioranza si espongono loro malgrado. L'onda 2.0 che ha travolto ormai da un lustro la rete, ha portato con se alcuni aspetti che, almeno sotto alcuni punti di vista, possono essere definiti per lo meno inquietanti.
All'inizio di questo secolo gli attenti analisti economici del web hanno rilevato proprio nei contenuti, nella loro fruibilità e redditività, uno dei problemi strutturali di internet.
L'uovo di colombo che contribuì al superamento di una profonda crisi, uno degli elementi fondamentali nella transizione al 2.0, fu UGC, user generated content: il lavoro degli utenti.
L’esplosione dei social network ha portato alle estreme conseguenze questo nuovo paradigma sociale, culturale e economico facendo di noi stessi, dei nostri desideri, delle nostre speranze, e opinioni, in breve del nostro privato, il centro di un colossale business.

Aspetti tecnici portanti di questa evoluzione sono state le nuove intefacce del web che hanno reso l’esperienza di navigazione sempre più semplice, alla portata di tutti e, in seguito, una certa facilità nella personalizzazione di alcuni servizi e/o applicazione web.
A questo che appare, e per certi versi lo è stato, un mutamento epocale nel progresso della rete, si è accompagnato tuttavia un’eccessiva banalizzazione nella gestione degli strumenti, tanto da far perdere loro molte delle potenzialità espressive e informative che gli erano proprie. Se pensiamo che per la maggior parte degli utenti italiani navigare in rete significa avvalersi di Facebook, YouTube e, per i più giovani, chattare in Messenger si comprende meglio che cosa si intende per esperienze povere e poco significanti.
In questo quadro è difficile essere ottimisti. La standardizzazione delle esperienze di navigazione cui sembriamo andare incontro è un pericolo reale; la sua fattualità è favorita proprio dall’enorme numero di persone che, abbagliate dalle potenzialità comunicative del mezzo, dal gratis e dal tutto facile non si accorgono, o cedono più o meno consapevoli, pezzi sempre più grandi di una delle loro libertà fondamentali sul web: l’accesso libero e anonimo alle risorse comunicative e conoscitive della rete.
Sembrerà strano ai più: ma per chattare non servono Facebook e Messenger!!
In questo contesto c’è chi si fa del businness, anche molto redditizio spesso approfittando di veri e propri buchi nelle legislazioni nazionali, tutte intente a tutelare i diritti d’autore, meno solerti a garantire la privacy dei naviganti.
Di trasmissioni come quella di ieri ce ne vorrebbero forse di più! Report non ha che scalfito la superficie e se crea qualche allarmismo ben venga; ciò che fa da filtro alle nostre confidenze è un complesso dispositivo tecnico che si presta anche ad usi illeciti o, per lo meno, imprevisti: informati è meglio che truffati.

mercoledì 30 marzo 2011

Citazioni

... osserava Castoriadis, "tutto quello che avviene nella società non avviene per costrizione: le persone vogliono questo modo di consumo, questo tipo di vita, vogliono passare tante ore al giorno davanti alla televisione e giocare con il computer a casa (...), le persone si spoliticizzano, si privatizzano, si rifugiano nella loro piccola sfera privata, e il sistema fornisce loro i mezzi per farlo."

Serge Latouche, Come si esce dalla società dei consumi, Bollati Boringhieri, 2011

giovedì 3 marzo 2011

Strumenti per Twitter

Negli ultimi tempi l'utilizzo di Twitter, nota piattaforma di microblogging, sta riscuotendo un discreto successo anche nel nostro paese. Questo insolito social, dall'apparente limite dei 140 caratteri,  estremamente efficace nella comunicazione veloce e immediata sembra proprio lo strumento più adeguato alle esigenze dei sempre più numerosi dispositi mobile. Coloro che tuttavia lo utilizzano abitualmente rilevano che spesso il prezzo dell'immenso valore informativo di twitter è un rumore, un cinguettio assordante di fondo molto elevato.
Inoltre manca spesso una visione d'insieme del volume informativo che, soprattutto in concomitanza di eventi singolari o straordinari, permetta di seguirli adeguatamente.
Nel frattempo molti sviluppatori hanno messo a punto delle aplicazioni che cercano di ovviare a qualcuno dei problemi segnalati. In particolare voglio indicare due notissimi servizi: Tweetstats e Trendistic.
Il primo è un ottimo strumento di monitoraggio del proprio e dell'altrui utenze; con una serie di grafici e istogrammi sono evidenziati dati e informazioni che vanno da una timeline dei twitt alla percentuale delle loro replies.
Trendistic, come si può facilmente intuire dal suo nome, è un'ottimo strumento per tener sotto occhio la frequenza di un argomento o di uno specifico tema nell'intero universo twitter.
Insomma se siete frequentatori abituali di Twitter sono due strumenti che dovete mettere assolutamente nella vostra cassetta degli attrezzi

sabato 12 febbraio 2011

Fine ultimo

Era un po' che non citavo e, almeno a giudicare dalla preoccupazione dei miei assidui lettori, non sembra che qualcuno si sia sentito particolarmente defraudato dall'indispensabile contributo.
Tuttavia ritorno; questa volta con H. Gardner, Cambiare Idee, Feltrinelli, 2005.

"Gli esseri umani (come tutte le creature viventi) non si sono evoluti al fine di superare senza errori una sorta di Esame conclusivo: si sono evoluti per riuscire a sopravvivere il tempo necessario per riprodursi"

sabato 5 febbraio 2011

Lo stato del digitale

Si apre anche a Roma, a partire da lunedì, la Social Media Week. Una settimana in cui in varie città vengono dedicate una serie di iniziative intorno alle tendenze emergenti nei mezzi di comunicazione sociale e mobile. Insomma un'occasione da non perdere visto anche lo stato in cui versa il nostro paese su questi temi: quasi una nazione da terzo mondo. Non a caso, notare anche il banner, proprio in questo periodo è partita un appello teso a rilanciare un'agenda digitale anche per il nostro paese.
Fra i firmatari nomi importanti della cultura e della società, sempre più consapevoli che l'Italia stia perdendo la sfida della III rivoluzione industriale: quella dell'era digitale.

domenica 16 gennaio 2011

Roghi a Venezia

Proprio qualche giorno fa avevo la necessità di recuperare del materiale sul problema della censura. Pensavo ad una sequenza recuperata da Youtube o magari un film perché venisse trasmesso anche l'impatto emotivo di questo grave delitto contro l'umanità.
L'occasione era stata una lezione che, prendendo le mosse dal XVI secolo, parlava della Controriforma e di alcuni gravi aspetti come l'indice dei libri proibiti.
Mi aveva colpito in particolare lo stupore dei miei ragazzi, alunni di 2° media, di fronte all'evento: come se mai avessero potuto immaginare che a tanto potesse arrivare l'arroganza del potere religioso e politico.
Come si poteva condannare lo scienziato Galilei? Quale delitto aveva commesso il Boccaccio per essere indicato fra i proibiti con il suo Decameron?
La prima tentazione fu, devo ammetterlo, di storicizzare gli avvenimenti. Andava inquadrato il periodo, insieme alle forme e ai modi del potere di quei secoli così distanti da noi non solo in senso cronologico.
Poi, quasi un'illuminazione, arriva la notizia che ad un assessorucolo della provincia di Venezia sopraggiunge la brillante idea di suggerire, alle biblioteche pubbliche della sua provincia, la rimozione di tutti i libri i cui autori hanno in qualche modo solidarizzato con il terrorista Battisti.
Altro che storicizzare! La naturale tendenza a fare falò dell'opinioni altrui non è stata mai sconfitta.
Giace come polvere sotto il tappeto dell'ipocrisia di molti che non appena sentono il vento della storia soffiare a loro favore, rispolverano l'immondizia tirannica e fascistoide dei roghi.
Ocio!

venerdì 14 gennaio 2011

La gabbia social


Parto da due osservazioni che L. de Biase fa sul suo blog​ a proposito delle notizie di crisi che arrivano da uno dei social network più famosi di questi ultimi anni: MySpace.
De Biase - dicevo - annota due cose che se vere, e non sembra che ci siano ragionevoli eccezioni all'analisi, conducono dritte dritte ad una pericolosa quanto preoccupante considerazione sulle direttrici di sviluppo ed evoluzione del web in generale.
La prima osservazione riguarda un interessante teorema della teoria delle reti sintetizzato dal motto "il vincitore prende tutta la posta".
Si tratta della formalizzazione matematica della costatazione, quasi banale per coloro che sono abituati ad osservare questi fenomeni, che la tecnologia di rete più usata diverrà esponenzialmente sempre più utilizzata, mentre quella meno adoperata sarà nella stessa misura abbandonata.
La seconda osservazione invece riguarda il successo di "Feisbuc​": un'osservazione non scontata dato che ne fa derivare la popolarità da povertà e limiti progettuali che, almeno per il grande pubblico, sono alla lunga risultate scelte vincenti.
Insomma - dice de Biase - MySpace era più difficile da usare, soprattutto perché consentiva molta libertà di personalizzazione del servizio agli utenti; una libertà di cui evidentemente in molti, anzi tantissimi, non hanno saputo cosa farsene.
La conclusione cui giungo, e che in parte già traspare, è il rischio di una progressiva chiusura degli spazi di azion​e e interazione che la rete costitutivamente e tecnologicamente dovrebbe garantire.
Avevo già avuto modo di osservare il lento ma inesorabile declivo che la rete sembra aver preso anche in considerazione di un pubblico sempre più numeroso e non ugualmente alfabetizzato; di un numero sempre crescente di utenti che il cui utilizzo delle rete è descritto dal perimetro che va da YouTube a Feisbuc: non a caso il primo sotto la morsa delle censure e il secondo oggetto di investimenti miliardari.
Insomma corriamo il rischio di un web sempre più facile da usare ma anche da controllare.​

lunedì 10 gennaio 2011

Storie in collaborazione: la narrazione al tempo del web 2.0

Con il web 2.0 ormai siamo abituati a trovare ogni tipo di applicazione o risorsa che ci aiuta a trovare, gestire, collegare e rappresentare le innumerevoli informazioni che la rete ci mette a disposizione. Molte di queste sono dedicate anche ad attività culturali che grazie alle nuove tecnologie hanno trovato nuovo impulso insieme a potenzialità espressive inedite ed originali.
Anche una pratica, antica quanto l'uomo, come la narrazione e il racconto, ritorna ad essere centrale non solo nella produzione artistica ma anche nelle necessità comunicative di tutti giorni, nella nostra vita sociale fuori e dentro la Rete.
In questo senso ho trovato interessante una lista di siti per il collaborative storytelling pubblicata da makeuseof.com: in pratica una serie di siti web dove si può leggere, pubblicare o, fatto molto più interesante, collaborare alla redazione di storie e racconti più o meno lunghi. Un'attività che non rappresenta certo una novità assoluta nel settore, dato che esperienze di scrittura corale o collaborativa non hanno certo avuto inizio con il web.  Questi siti tuttavia, a metà fra il wiki  e il social network, mantengono un fascino particolare e tutto sommato aumentano le occasioni e le possibilità di sperimentare e misurarsi con altri in una pratica dal fascino eterno e, ancora oggi, insostituibile.
Il sito che segnalo è Novlet che oltre a quanto detto ha l'indiscuttibile privilegio di non trascurare la lingua italiana.

domenica 9 gennaio 2011

Ancora Spinoza.it

M'ero ripromesso di non "saccheggiare" più il noto sito satirico Spinoza.it.
Non mi sembrava né giusto né elengante ma questa, cari amici, non ce la faccio proprio a non copiarla.

Errore nei test al concorso di Polizia: Quasimodo scambiato per Montale. Ed è subito seppia.

venerdì 7 gennaio 2011

Giochi "d'acqua"!

L'immagine è sufficientemente chiara per fugare ogni dubbio.
A Tokio sembra che la nuova frontiera dell'entertainment siano gli urinatoi pubblici dove vi vengono installate delle accattivanti console con cui divertirsi. Come si gioca?
Semplicemente variando la direzione e la forza del flusso di urina!
Questa è l'ultima trovata - che riprendo da wired.co.uk - della nota azienda di video games giapponese SEGA che ha già annunciato che non si tratta solo di video giochi ma anche di pubblicità.
Ora la prima domanda che mi sorge spontanea è: ma quanto tempo ci mettono i giapponesi fare il loro bisognino?
E pensare che qui da noi il problema maggiore è centrare il buco!

sabato 1 gennaio 2011

Calendari fai da te

Ormai il 2011 è arrivato e se non hai già acquistato un calendario da taschino, diario o da parete e desideri tanto procurartene uno, puoi guardare un paio di questi calendari gratis fai da te.
Li segnala Makeuseof.com e alcuni di essi richiederanno un po' di impegno, dato che talvolta non basta solo stampare, ma il prodotto finale sarà sicuramente interessante e soddisfacente.
Ce n'è per tutti i gusti: su una pagina, minuscoli, a colori, in bianco e nero, 3D ecc. ecc. ma più che descriverli conviene vederli. Ecco i link!


Calendari 3D