lunedì 25 aprile 2011

Festa della Liberazione

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati.
Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità della nazione, andate là, o giovani, col pensiero, perché là è nata la nostra costituzione.

(Piero Calamandrei, Discorso ai giovani sulla Costituzione nata dalla Resistenza. Milano, 26 gennaio 1955)

lunedì 11 aprile 2011

Report: utente avvisato, utente salvato

 L'ultima puntata di Report della Gabanelli sembra aver toccato uno dei tanti nervi scoperti della rete. In particolare dopo la puntata dedicata al web, ai social e ai motori di ricerca molti utenti non sembrano aver gradito quello stile fra l'allarmistisco e preoccupato che ha dominato la puntata. Se è vero che ormai sembra impossibile parlare della rete senza aver messo in evidenza solo gli aspetti più negativi, è anche vero che un'inchiesta, ciò che fa Report, di solito si prefigge il compito di rilevare e sottolineare i pericoli e gli abusi.
E' questo non è l'unico motivo per cui giudico comunque positivi l'idea e i contenuti della trasmissione. Credo infatti che, pur palesando evidenti limiti di approfondimento, abbia esposto i principali pericoli cui i neo utenti della rete nella stragrande maggioranza si espongono loro malgrado. L'onda 2.0 che ha travolto ormai da un lustro la rete, ha portato con se alcuni aspetti che, almeno sotto alcuni punti di vista, possono essere definiti per lo meno inquietanti.
All'inizio di questo secolo gli attenti analisti economici del web hanno rilevato proprio nei contenuti, nella loro fruibilità e redditività, uno dei problemi strutturali di internet.
L'uovo di colombo che contribuì al superamento di una profonda crisi, uno degli elementi fondamentali nella transizione al 2.0, fu UGC, user generated content: il lavoro degli utenti.
L’esplosione dei social network ha portato alle estreme conseguenze questo nuovo paradigma sociale, culturale e economico facendo di noi stessi, dei nostri desideri, delle nostre speranze, e opinioni, in breve del nostro privato, il centro di un colossale business.

Aspetti tecnici portanti di questa evoluzione sono state le nuove intefacce del web che hanno reso l’esperienza di navigazione sempre più semplice, alla portata di tutti e, in seguito, una certa facilità nella personalizzazione di alcuni servizi e/o applicazione web.
A questo che appare, e per certi versi lo è stato, un mutamento epocale nel progresso della rete, si è accompagnato tuttavia un’eccessiva banalizzazione nella gestione degli strumenti, tanto da far perdere loro molte delle potenzialità espressive e informative che gli erano proprie. Se pensiamo che per la maggior parte degli utenti italiani navigare in rete significa avvalersi di Facebook, YouTube e, per i più giovani, chattare in Messenger si comprende meglio che cosa si intende per esperienze povere e poco significanti.
In questo quadro è difficile essere ottimisti. La standardizzazione delle esperienze di navigazione cui sembriamo andare incontro è un pericolo reale; la sua fattualità è favorita proprio dall’enorme numero di persone che, abbagliate dalle potenzialità comunicative del mezzo, dal gratis e dal tutto facile non si accorgono, o cedono più o meno consapevoli, pezzi sempre più grandi di una delle loro libertà fondamentali sul web: l’accesso libero e anonimo alle risorse comunicative e conoscitive della rete.
Sembrerà strano ai più: ma per chattare non servono Facebook e Messenger!!
In questo contesto c’è chi si fa del businness, anche molto redditizio spesso approfittando di veri e propri buchi nelle legislazioni nazionali, tutte intente a tutelare i diritti d’autore, meno solerti a garantire la privacy dei naviganti.
Di trasmissioni come quella di ieri ce ne vorrebbero forse di più! Report non ha che scalfito la superficie e se crea qualche allarmismo ben venga; ciò che fa da filtro alle nostre confidenze è un complesso dispositivo tecnico che si presta anche ad usi illeciti o, per lo meno, imprevisti: informati è meglio che truffati.