giovedì 5 maggio 2011

Facebook, Assange e il web

Devo dire che francamante le dichiarazioni di J. Assange circa una presunta attività dell'intellinge USA sui server delle maggiori Corp. statunitensi - come facebook, google ecc - non mi stupisce affatto.
Io stesso quando ho bisogno di una informazione, di saperne di più su un personaggio pubblico o privato di cui mi sfuggono dati privati e professionali ricorro al rete che senza distinguere gli uni dagli altri mi concede ogni tipo di informazione in quel momento raggiungibile.
Anche se si tratta di un'operazione del tutto legale vi posso assicurare che con un po' di pazienza, costanza e competenza, in almeno il 60% dei casi, si riescono ad ottenere dei profili approfonditi: ricchi di informazioni su gusti, sulle preferenze, sulle tendenze politiche e talvolta persino sessuali di, più o meno ignari, utenti della rete.
Non mi stupisco - dicevo - che agenzie di spionaggio governative con la forza di leggi specifiche o, molto più spesso, con la pressione politica e finanziaria che riescono a esercitare sulle aziende ottengano accessi privilegiati ai loro database.
E' molto probabile che la quasi totalità dello spionaggio industriale passi oggi dalla rete e le scaramuccie periodiche che avvengono fra la Cina e gli USA rappresentino la punta dell'iceberg di chissà quali e quanti tipi di violazione nella sicurezza si provino ogni giorno su milioni di dispositivi digitali sparsi nel mondo.
La guerra fredda, credo ormai sia un dato di fatto, si è spostata in rete e i social network, probabilmente senza alcuna intenzionalità, almeno iniziale, ne sono sicurmente uno degli strumenti principali.
I meno consapevoli sono proprio gli utenti comuni della rete; quelli che sono entrati in internet seguendo l'ondata social. E' questa una fascia di utenti che sfruttando le potenzialità del web 2.0 sono stati contagiati appieno dalla filosofia dell'user generated content dalla condivisione e pubblicazione a tutti i costi, persino quello della pubblicizzazione del privato.
Inoltre l'estensione della metafora della rete che dai dispositivi passa a designare il reticolo dei rapporti reali e virtuali fra gli individui non fa che facilitare il lavoro di chi interroga montagne di dati in sterminati database.
E' l'evoluzione stessa del web che sta mettendo in pericolo ciò che nella società contemporanea sembrava un diritto inviolabile: la riservatezza e l'anonimato.
La domanda fondamentale che dobbiamo porci a questo punto è se tutto ciò rappresenti un'evoluzione significativa del progresso umano o, più pericolasamente, una nuova forma di totalitarismo più subdola, 3.0.

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