mercoledì 8 giugno 2011

Santoro, Rai: Cui prodest?

I programmi di Santoro, fatta eccezione per l'evento del 2010 "Rai per una Notte", non mi hanno mai appassionato, anzi a tratti li ho trovati stucchevoli e pedanti.
Ciò che ho ammirato di lui in questi ultimi è stata invece la tenacia con la quale è riuscito a tener testa ad una establishment che palesemente ne chiedeva la sua interdizione, l'unico ad opporsi, con qualche successo, al livellamento berlusconiano dei media nazionali.
In questo senso la sua nuova collocazione sembra più un naturale approdo che una necessità, una scelta che non priverà gli spettatori, nell'offerta integrata dei media televisivi, del prodotto del suo lavoro.
La riflessione amara è forse ancora un'altra, quella di colui che non si stanca di riaffermare quell'ovvio che nessuno più nota.
L'uscita di Santoro è in realtà un altro fattore che svantaggerà la Rai rispetto al suo maggiore concorrente: Mediaset, l'impero del simpatico nano sporcaccione.
La preoccupazione non nasce dal malposto affetto verso un'azienda dalle grandi potenzialità da tempo lobotomizzata dalla voracità dei partiti, ma dall'amara, quanto banale costatazione, che essa rappresenti ancora un tassello importante nel panorama mediatico del nostro paese.
Sono convinto infatti che il nostro presidente del consiglio in realtà non mira a chissà quali fini politici, ma persegue tenacemente il dominio economico e mediatico.
Attraverso questi stringe per le palle un intero paese che non riesce a divincolarsi da una presa invadente e pervadente che si insinua come un cancro in tutti i centri vitali della nazione imponendone lo strangolamento.
E' anche attraverso la Rai che si instilla il veleno del servilismo e del pensiero unico; è anche attraverso la Rai che si chiudono accordi indicibili, si pensionano personaggi discutibili e, perché no, si ottengono dei buoni *******.
Insomma è anche attraverso la Rai che si sta compiendo tutto quel lavoro sporco che tanto paga nel belpaese.

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