mercoledì 24 agosto 2011

La scuola di Panorama

Spiluccando i tweet della mattina leggo che il prof Paolo Ferri segnala questo articolo su Panorama. Il pezzo introduce i lettori del famoso settimanale ai "nativi digitali": una nuova generazione di ragazzi poco compresa dalle istituzioni e dalle persone che di loro  dovrebbero occuparsi.
La scuola naturalmente occupa un posto di primo piano nell'intero sequenza concettuale dell'articolo. Non poteva essere altrimenti. I nuovi processi culturali messi in moto dalla rete stanno trasformando radicamente le modalità e gli stili di apprendimento ma fanno anche emergere nuovi problemi a cui la scuola, suo malgrado anche come luogo in cui si sedimenta più facilmente il disagio giovanile, deve fare fronte.
Insomma un articolo interessante, anche ben strutturato nelle sue articolazioni contenutistiche e con interventi scientifici autorevoli e di qualità se non fosse per quella retorica dell'irresponsabilità che vizia, e non poteva fare altrimenti, tutto l'articolo.
L'immagine della scuola che si percepisce è quella di un'entità astratta; una sorta di barca alla deriva senza timone e timoniere. Così se si segnala il poco lusinghiero 52° posto nelle statitiche PISA sembra che tutto accada per un destino ineluttabile o peggio, anche se non lo si dice, per colpa di qualche insegnante poco attento al suo lavoro.
La critica è molto significativa quando specifica che il nocciolo del problema non è tanto nella dotazione tecnologica della scuola, che pure ne costituisce l'infrastruttura necessaria, ma la capacità di rinnovare il sistema attraverso nuovi metodi didattici più consoni alle nuove modalità di apprendimento.
Ma il passaggio cruciale è questo: "Insomma, un metodo di insegnamento attraente, basato su classi poco affollate, lezioni più brevi (...)", insomma - dico io - il contrario di ciò che fa il peggior ministro all'istruzione della storia unitaria.
A forza di tagliar classi, professori e fondi le aule si affollano e si gesticono alla meno peggio! Più che parlar di didattica si contengono i rischi ingenerati da un simile contesto; altro che innovazione e new millenium learners!
Bisogna pure che gli amici, immagino molti nella redazione di Panorama, parlino un po' con la ministra.

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