martedì 13 settembre 2011

Buon anno scolastico

Mai come in questi ultimi anni, da quando al ministero si è installata la signora Gelmini, probabilmente il peggiore ministro dell’istruzione nella storia unitaria del paese, il decadimento della qualità del servizio scolastico è stato così evidente.
Si è come ingenerata una perversa spirale dalla dinamica sempre più veloce, tanto che, almeno dall’interno, ogni anno si percepisce un progressivo e inarrestabile decadimento verso un baratro che nessuno finora aveva neanche immaginato.
La scuola pubblica italiana non ha mai goduto di buona salute perché mai nessuno vi ha veramente investito, non solo in termini finanziari ma anche sociali e politici. In fondo è quasi genetica la convizione che le classi dirigenti del paese non si formino attraverso di essa, non tanto per una manifesta incapacità strutturale ma soprattutto perché si preferiscono più sicuri e controllati canali di formazione e selezione.
Gli studenti brillanti, capaci di emergere anche a livello internazionale sono un errore del sistema e infatti non sappiamo cosa farcene e spesso li obblighiamo ad espatriare.
Negli ultimi anni tuttavia si è aggiunto qualcosa di nuovo: l’evidente accanimento ideologico di una parte politica che ha individuato nel pubblico in generale, nella scuola in particolare, quel bersaglio privilegiato da annientare, da cancellare dalle dinamiche economiche, sociali e culturali del paese.
E, mi duole constatarlo, ci sta riuscendo.
L’obiettivo è ormai alla loro portata, (parlo al plurale dato che non ritengo la ministro responsabile di un così fine disegno) anche perché hanno individuato la chiave di volta, demolita la quale l’intera struttura crollerà miseramente su se stessa.
Al centro dell’operazione presentata come riformatrice, ma che assume sempre più i contorni di una spedizione punitiva, è infatti il personale scolastico, lo stesso cuore pulsante dell’istituzione.
L’attacco ai docenti, ai formatori e agli insegnanti è totale e investe non solo le loro qualità professionali ma persino  la loro immagine pubblica e di conseguenza la loro stima e considerazione personale.
L’operazione si sta perfezionando con il caos delle graduatorie che quest’anno ha reso la selezione del personale docente indegna per qualsiasi lavoratore, per qualunque paese civile.
Nel frattempo continua lo scempio nelle scuole. Classi sovraffolate o soppresse, insegnanti sempre più precari anche e soprattutto nelle condizioni di lavoro, trasferimenti esigui, progressivo impoverimento delle risorse umane che nella scuola costituiscono la linfa vitale.
Ormai la maggior parte degli insegnanti è chiamata a gestire sempre più spesso situazioni di emergenza figuriamoci poi se rimane il tempo per parlare seriamente di didattica e apprendimento.
Al ministro invece, che di tempo ne rimane, vengono in mente delle grandi intuizioni educative come il ritorno del voto in condotta, di cui anche solo la dicitura rimanda ai tempi delle scuola del buon Franti, e l’invenzione dell’istituto di valutazione Invalsi che, mi vien da pensare, serva perfidamente a confermare quanto di pessimo essa stia realizzando.