martedì 29 novembre 2011

Sul dimensionamento e altre sciagure

E' in corso il dimensioneamento scolastico, così come previsto dall'ex ministro Gelmini che ha inserito questo provvedimento nella legge 111 del 15 Luglio scorso. Si tratta di uno degli atti dell'ennesima finanziaria della vergogna propinata agli italiani dal peggiore governo che la storia del paese ricordi.
Non sfuggirà come la legge citata non si inquadri in nessuna riforma specifica dell'istruzione e della formazione del paese ma costituisce semplicemente un capitolo delle nostre fallimentari finanze denunciando così, se ancora ce ne fosse bisogno, l'obiettivo principale che la muove: fare cassa; ancora una volta a spese dell'esangue sistema formativo italiano.
La legge prevede che le scuole primarie, così intendendo il ciclo dalla materna alle medie, siano accorpate in un unico istituto detto compresivo. La ristrutturazione non è una novità: da anni, soprattutto nei centri abitati di piccoli dimensioni, l'accorpamento è la soluzione naturale per omogeinizzare la proposta formativa ad un uguale tessuto territoriale, controllando i flussi degli studenti sui percorsi verticali.
Una simile struttura funzionale non inflenza né modifica sostanzialmente le caratteristiche organizzative e formative dei singoli istituti ma favorisce senza dubbio una maggiore integrazione, soprattutto nella fase progettuale, nelle azioni didattico-pedagogiche che così vengono meglio organizzate e coordinate.
Ma cosa c'entra tutto questo con una legge finanziaria? Diciamolo subito: niente!
L'obiettivo di basso cabotaggio di quel fenomemo dell'ex ministro e dei suoi consiglieri è semplicemente il relativo risparmio che a breve tempo risulterebbe dalla contrazione dei posti sulle dirigenze scolatiche che, a lungo termine, potrebbe interessare i docenti ma soprattutto il personale ATA.
Di obiettivi didattico-pedagogici neanche l'ombra; anzi a giudicare da ciò che sta succedendo a Torino probabilmente lo stato della scuola primaria in Italia è destinata velocemente a peggiorare
Questa operazione finanziaria si sta letteralmente imponendo agli istituti scolastici anche laddove non ci sono le benché minime condizioni organizzative, strutturali e formative perché si possa creare un istituto compresivo.
Nel tessuto urbano di una grande città come Torino le scuole che avrebbero potuto trarre qualche vantaggio da questa riorganizzazione si sono mosse già da qualche anno. Tutti gli altri hanno dovuto constatare che per mantenere un'efficace continuità didattica, una gestione più flessibile dell'organizzazione e, in ultimo ma non meno importante, rapporti più stretti con i genitori e il territorio non era possibile trovare e proporre un'unione con altre scuole.
Di fronte all'arroganza della politica tuttavia nulla possono i richiami alle ragioni su esposte o per lo meno al buon senso.
Nulla possono i continui segnali di cedimento che la scuola pubblica manda alle istituzioni che dovrebbero almeno suggerire percorsi più lunghi, se non di riflesione quantomeno di assestamento
E così vedono la luce proposte quasi comiche se non fossero drammaticamente vere: come quella che per raggiungere i numeri necessari (tutti i comprensivi devono avere almeno 1000 alunni) veniva proposto uno smembramento per piani (avete capito bene: i piani dell'edificio scolastico) così che al primo piano si fa capo ad una scuola, al secondo ad un'altra.​
Di alcuni mortiferi smembramenti scolastici si incomincia a parlare anche sul web poiché i criteri adottati per queste sciagurate decisioni o non si conoscono o rispondono a logiche puramente geografico logistiche (si traccia una linea a caso e chi è di qua vi rimane e chi è di là pure) o peggio: vedi il caso dell'istituto Majorana di Gela
A questo punto è lecito domandarsi a chi importa ancora la qualità degli istituti scolastici nel nostro Paese?
E' possibile che la passione e la competenza di decine di insegnanti che per anni hanno lavorato, pur nelle misere condizioni che conosciamo, alla crescita culturale e sociale dei propri istituti scolastici debba venire così avvilita da provvedimenti ottusi e insensati?
E' ancora possibile far pagare alla scuola nei termini della continuità, della motivazione e preparazione dei suoi operatori il saldo negativo che il nostro paese ha accumulato soprattutto per l'inettitudine della sua classe dirigente?
E' possibile che nessuno abbia qualcosa da dire su quest'ennesimo macigno che si sta abbattendo sulla scuola travestito da mero provvedimento burocratico organizzativo?​

domenica 13 novembre 2011

Citazioni: sulla scuola, sul momento e non solo

Ritorno, dopo tanto tempo su questo blog, con uno dei miei interventi preferiti. la citazione.
Questa volta è un passo di un articolo dal titolo "Politica: qui si parrà la tua nobilitate", una sorta di invettiva, dell'ottima Mila Spicola, Blogger del "L'Unità".

(...) Non saranno due banchi in meno in una scuola o le pagelle dei miei alunni on line a salvare le sorti dell’Italia. Abbiamo visto a cosa ci hanno condotto i tagli nella scuola: al disastro nelle vite future dei nostri ragazzi senza vantaggio alcuno per le casse dello Stato.

A cosa è servito il disastro accumulato tra i banchi in questi 3 anni?

A chi è servito? A tenere qualche giorno in più davanti le telecamere un ministro dell’Istruzione pappagallino balbettante e impreparato?

A chi è servito? A te tabaccaio che forse hai pagato meno tasse ma il tuo negozio è vuoto?

A te dentista che evadi bellamente ma ti scarseggiano i clienti?

A te commerciante, avvocato, parrucchiere? E chi viene a tagliarsi i capelli oggi? A che serve pagare qualche centinaia di euro in meno se poi abbassate la saracinesca e trovate un paese in rovina?

A chi è servito? Alla vecchietta pensionata che la domenica mattina mette sul primo canale a massimo volume la Santa Messa e si batte il petto contro i Comunisti, Dio ci scansi e liberi? E poi al pomeriggio si ritrova con qualche spicciolo, sempre di meno, da regalare al nipotino.
Sempre più incattivito, più maleducato, più tracotante? (...)